L'archetipo di Cenerentola per uscire dall'immagine che hai ricevuto dall'ambiente dell'infanzia

Paola Battaglia

In questa lezione ripercorriamo la storia narrata dai fratelli Grimm e attiviamo la nostra consapevolezza ad integrare la capacità di discernimento di Cenerentola e la sua destrezza nel trovare la voce e la via dell'anima e nel percorrerla, quella voce che la porta a sbocciare se stessa, lontanava dall'immagine che l'ambiente le rimanda di sé.

Il testo dei fratelli Grimm

 

La moglie di un ricco si ammalò e, quando sentì avvicinarsi la fine, chiamò al capezzale la sua unica figlioletta e le disse: - Bimba mia, sii sempre docile e buona, così il buon Dio ti aiuterà e io ti guarderò dal Cielo e ti sarò vicina -. Poi chiuse gli occhi e morì. La fanciulla andava ogni giorno sulla tomba della madre, piangeva ed era sempre docile e buona. Quando venne l'inverno, la neve coprì la tomba di un suo bianco drappo, e quando il sole di primavera l'ebbe tolto, l'uomo prese moglie di nuovo.

La donna aveva portato in casa due figlie, belle e bianche di viso, ma brutte e nere di cuore. Cominciarono tristi giorni per la povera figliastra. - Quella stupida oca, - esse dicevano, - dovrebbe stare in salotto con noi? Chi mangia il pane deve guadagnarselo: fuori, sguattera! - Le tolsero i suoi bei vestiti, le fecero indossare una vecchia palandrana grigia, e le diedero un paio di zoccoli. - Guardate la principessa, com'è agghindata! - esclamarono ridendo e la condussero in cucina. Là dovette sgobbare da mane a sera, alzarsi prima di giorno, portar l'acqua, accendere il fuoco, cucinare e lavare. Per giunta le sorelle gliene facevano di tutti i colori, la schernivano e le versavano ceci e lenticchie nella cenere, sicché doveva raccoglierli a uno a uno. La sera, dopo tante fatiche, non andava a letto, ma si coricava nella cenere, accanto al focolare. E siccome era sempre sporca e impolverata, la chiamavano Cenerentola.
Una volta il padre, prima di andare alla fiera, chiese alle due figliastre che cosa dovesse portar loro. - Bei vestiti, - disse la prima. - Perle e gemme, - disse la seconda. - E tu, Cenerentola, - egli chiese, - che vuoi? - Babbo, il primo rametto che vi urta il cappello sulla via del ritorno, coglietelo per me -.

Ora egli comprò bei vestiti, perle e gemme per le due figliastre e, sulla via del ritorno, mentre cavalcava per un verde boschetto, un ramo di nocciolo lo sfiorò e gli fece cadere il cappello. Allora egli colse il rametto e se lo portò via. Giunto a casa, diede alle figliastre quel che avevano desiderato, e il ramo di nocciolo a Cenerentola. Cenerentola lo ringraziò, andò sulla tomba della madre, piantò il rametto e pianse tanto che le lagrime vi caddero sopra e l'annaffiarono. Il ramo crebbe e divenne una bella pianta. Cenerentola ci andava tre volte al giorno, piangeva e pregava, e ogni volta si posava sulla pianta un uccellino bianco, che, se ella esprimeva un desiderio, le gettava quel che aveva desiderato.

Ora avvenne che il re diede una festa che doveva durare tre giorni e invitò tutte le belle ragazze del paese, perché suo figlio potesse scegliersi la sposa. Le due sorellastre, quando seppero che dovevano parteciparvi anche loro, tutte contente chiamarono Cenerentola e dissero: - Pettinaci, spazzola le scarpe e assicura le fibbie: andiamo a nozze al castello del re -. Cenerentola ubbidì, ma piangeva, perché anche lei sarebbe andata volentieri al ballo, e pregò la matrigna di accordarle il permesso. - Tu, Cenerentola, - esclamò quella, - sei così sporca e impolverata, e vuoi andare a nozze? Non hai vestiti né scarpe, e vuoi danzare? - Ma Cenerentola insisteva e la matrigna finì col dirle: - Ti ho versato nella cenere un piatto di lenticchie; se in due ore le sceglierai tutte, andrai anche tu -.

La fanciulla andò nell'orto, dietro casa, e chiamò: - Colombelle mie, e voi, tortorelle, e voi, uccellini tutti del cielo, venite e aiutatemi a scegliere le lenticchie,

le buone nel pentolino                                       

le cattive nel gozzino.

Allora dalla finestra di cucina entrarono due colombe bianche e poi le tortorelle e infine, frullando e svolazzando, entrarono tutti gli uccellini del cielo e si posarono intorno alla cenere. E le colombelle accennarono di sì con le testine e ci si misero, pic, pic, pic, pic, e allora ci si misero anche gli altri, pic, pic, pic, pic, e raccolsero tutti i grani buoni nel piatto. Non passò un'ora che avevan già finito e volarono tutti via. Allora la fanciulla, tutta contenta, portò il piatto alla matrigna e credeva di poter andare a nozze anche lei. Ma la matrigna disse: - No, Cenerentola; non hai vestiti e non sai ballare; saresti soltanto derisa - . Ma Cenerentola si mise a piangere, e quella disse: - Se in un'ora riesci a raccogliere dalla cenere e scegliere due piatti pieni di lenticchie, verrai anche tu - . E pensava: "Non ci riuscirà mai". Quando la matrigna ebbe versato i due piatti di lenticchie nella cenere, la fanciulla andò nell'orto dietro casa e gridò: - Colombelle mie, e voi, tortorelle, e voi, uccellini tutti del cielo, venite e aiutatemi a scegliere,

le buone nel pentolino

le cattive nel gozzino.

Allora entrarono dalla finestra di cucina due colombe bianche e poi le tortorelle e infine, frullando e svolazzando, tutti gli uccellini del cielo, e si posarono intorno alla cenere. E le colombelle accennarono di sì con le testine e ci si misero, pic, pic, pic, pic, e allora ci si misero anche gli altri, pic, pic, pic, pic, e non passò mezz'ora che avevan già finito e volarono via. Allora la fanciulla, tutta contenta, portò i piatti alla matrigna, e credeva di poter andare a nozze anche lei. Ma la matrigna disse: - È inutile: tu non vieni, perché non hai vestiti e non sai ballare; dovremmo vergognarci di te - . Le voltò le spalle e se ne andò in fretta con quelle due figlie boriose.

Rimasta sola, Cenerentola andò sulla tomba della madre e gridò:

Piantina, scuotiti, scrollati, 

d'oro e d'argento coprimi.

Allora l'uccello le gettò un abito d'oro e d'argento e scarpette trapunte d'argento e di seta. In fretta in fretta ella indossò l'abito e andò a nozze. Ma le sorelle e la matrigna non la riconobbero e credevano fosse una principessa sconosciuta, tant'era bella nell'abito d'oro. A Cenerentola non pensarono affatto e credevano se ne stesse a casa nel sudiciume a raccoglier lenticchie dalla cenere. Il principe le venne incontro, la prese per mano e ballò con lei. E non volle ballare con nessun'altra; non le lasciò mai la mano, e se un altro la invitava, diceva: - È la mia ballerina. Cenerentola danzò fino a sera, poi volle andare a casa. Ma il principe disse: - Vengo ad accompagnarti, - perché voleva vedere da dove venisse la bella fanciulla. Ma ella gli scappò e balzò nella colombaia. Il principe aspettò che tornasse il padre e gli disse che la fanciulla sconosciuta era saltata nella colombaia. Il vecchio pensò: "Che sia Cenerentola?" e si fece portare un'accetta e un piccone per buttar giù la colombaia; ma dentro non c'era nessuno. E quando tornarono a casa, Cenerentola giaceva sulla cenere nelle sue vesti sporche e un lumino a olio ardeva a stento nel focolare: da un'apertura posteriore, ella era saltata prontamente fuor dalla colombaia ed era corsa sotto il nocciolo; là si era tolta le belle vesti e le aveva deposte sulla tomba e l'uccello le aveva riprese; ed ella, nella sua palandrana grigia, si era stesa sulla cenere, in cucina.
Il giorno dopo, quando ricominciò la festa e i genitori e le sorellastre eran di nuovo usciti, Cenerentola andò sotto il nocciolo e gridò:

Piantina, scuotiti, scrollati,

d'oro e d'argento coprimi.

Allora l'uccello le gettò un abito ancor più superbo del primo. E quando, così abbigliata, comparve a nozze, tutti si meravigliarono della sua bellezza. Ma il principe l'aveva aspettata, la prese per mano e ballò soltanto con lei. Quando la invitavano gli altri, diceva: - Questa è la mia ballerina -. La sera ella se ne andò e il principe la seguì per veder dove entrasse; ma ella fuggì d'un balzo nell'orto dietro casa. Là c'era un bell'albero alto da cui pendevano magnifiche pere; ella si arrampicò fra i rami svelta come uno scoiattolo e il principe non sapeva dove fosse sparita. Ma aspettò che arrivasse il padre e gli disse: - La fanciulla forestiera mi è scappata e credo si sia arrampicata sul pero -. Il padre pensò: "Che sia Cenerentola?" Si fece portar l'ascia e abbatté l'albero, ma sopra non c'era nessuno. E quando entrarono in cucina, Cenerentola giaceva sulla cenere come al solito: era saltata giù dall'altra parte dell'albero, aveva riportato le belle vesti all'uccello sul nocciolo e indossato la sua palandrana grigia.

Il terzo giorno, quando i genitori e le sorelle se ne furono andati, Cenerentola tornò sulla tomba di sua madre e disse alla pianticella:

Piantina, scuotiti, scrollati,

d'oro e d'argento coprimi.

E l'uccello le gettò un abito sfarzoso e rilucente come non ne aveva ancora avuti; e le scarpette eran tutte d'oro. Quando ella compare a nozze con quell'abito, non ebbero più parole per la meraviglia. Il principe ballò soltanto con lei; e se qualcuno la invitava, egli diceva: - Questa è la mia ballerina.

Quando fu sera, Cenerentola se ne andò e il principe volle accompagnarla, ma ella fuggì via così rapida che non riuscì a seguirla. Ma il principe era ricorso a un'astuzia e aveva fatto spalmare tutta la scala di pece: quando la fanciulla corse via, la sua scarpetta sinistra vi rimase appiccicata. Il principe la raccolse: era piccola, elegante e tutta d'oro. La mattina dopo andò dal padre di Cenerentola e disse: - Sarà mia sposa soltanto colei che potrà calzare questa scarpa d'oro - . Allora le due sorelle si rallegrarono, perché avevano un bel piedino. La maggiore andò con la scarpa in camera sua e volle provarla davanti a sua madre. Ma il dito grosso non entrava e la scarpa era troppo piccolina; allora la madre le porse un coltello e disse: - Tagliati il dito; quando sei regina, non hai più bisogno di andare a piedi - . La fanciulla si mozzò il dito, serrò il piede nella scarpa, contenne il dolore e andò dal principe. Egli la mise sul cavallo come sua sposa e partì con lei. Ma dovevano passare davanti alla tomba; due colombelle, posate sul cespuglio di nocciolo, gridarono:

- Volgiti, volgiti, guarda: 

c'è sangue nella scarpa.

 
Strettina è la scarpetta.

La vera sposa è ancor nella casetta.

Allora egli le guardò il piede e ne vide sgorgare il sangue. Voltò il cavallo, riportò a casa la falsa fidanzata, e disse che non era quella vera e che l'altra sorella provasse a infilare la scarpa. Essa andò nella sua camera e riuscì facilmente a infilare le dita, ma il calcagno era troppo grosso. Allora la madre le porse un coltello e disse: - Tagliati un pezzo di calcagno; quando sei regina, non hai bisogno di andare a piedi -. La fanciulla si tagliò un pezzo di calcagno, serrò il piede nella scarpa, contenne il dolore e andò dal principe. E questi la mise sul cavallo come sposa e andò via con lei. Quando passarono accanto al nocciolo, le due colombelle gridarono:

- Volgiti, volgiti, guarda:

 c'è sangue nella scarpa. 

Strettina è la scarpetta. 

La vera sposa è ancor nella casetta.

Egli le guardò il piede e vide il sangue che sgorgava dalla scarpa, sprizzando purpureo sulle calze bianche. Allora voltò il cavallo e riportò a casa la falsa fidanzata. - Neppur questa è la vera, - disse, - non avete altre figlie?- No, - disse l'uomo, - c'è soltanto una piccola Cenerentola tristanzuola, della moglie che mi è morta: è impossibile che sia la sposa - . Il principe gli disse di mandarla a prendere, ma la matrigna rispose: - Ah no, è troppo sporca, non può farsi vedere - . Ma egli lo volle assolutamente e dovettero chiamar Cenerentola. Ella prima si lavò ben bene le mani e il volto, poi andò a inchinarsi davanti al principe, che le porse la scarpa d'oro. Allora ella si mise a sedere sullo sgabello, tolse il piede dal pesante zoccolo e l'infilò nella scarpetta: le stava a pennello. E quando si alzò, e il re la guardò in viso, egli riconobbe la bella fanciulla con cui aveva danzato e gridò: - Questa è la vera sposa! - La matrigna e le due sorellastre si spaventarono e impallidirono dall'ira, ma egli mise Cenerentola sul cavallo e se ne andò con lei. Quando passarono accanto al nocciolo, le due colombelle bianche gridarono:

- Volgiti, volgiti, guarda: 

non c'è sangue nella scarpa, 

che non è troppo piccina. 

Porti a casa la vera sposina.

E poi scesero a volo, si posarono sulle spalle di Cenerentola, e lì rimasero, l'una a destra, l'altra a sinistra.

Quando stavano per esser celebrate le nozze, arrivarono le sorellastre, che volevano ingraziarsi Cenerentola e partecipare alla sua fortuna. E mentre gli sposi andavano in chiesa, la maggiore era a destra, la minore a sinistra di Cenerentola; e le colombe cavarono un occhio a ciascuna. Poi, all'uscita, la maggiore era a sinistra, la minore a destra; e le colombe cavarono a ciascuna l'altro occhio. Così furono punite con la cecità di tutta la vita, perché erano state false e malvagie.


Meditazione:

Chiudi gli occhi, sdraiati o siediti in una posizione comoda.

Inizia a concentrare la tua attenzione solo sul tuo respiro.

Se la mente si attiva riporta l'attenzione gentilmente al respiro.

E mentre respiri inizia a setire che diventi Cenerentola, Il tuo respiro diventa il suo, le tue cellule vibrano alla frequenza delle sue, stai abitando totalmente il suo campo.

Ora con questa qualità di coscienza, vai a guardare di fronte a te, dove c'è la vita dei tuoi sogni.

Il sogno, il desiderio è il richiamo a vivere oltre i gesti ripetitivi del quotidiano, ad orientarci ad una realizzazione, e mentre lo facciamo superiamo prove e ostacoli che ci connettono alle nostre qualità più luminose, che ci permettono di portare un pezzetto di cielo in terra, quello specifico che dobbiamo portare noi.

Senti il tuo desiderio, percepiscilo, connettiti.

Fidati che la via di casa per te è quella.

Guarda al desiderio e stai ferm* lì.

Ora ascolta la voce della mente lascia che in essa scorrano tutti i pensieri.

Cosa dice la tua mente, in che modo si relaziona al tuo propostito.

Ricorda che deve essere un sogno, quindi non tenere conto dei limiti.

La mente li rileverà tutti.

Ascolta le emozioni legate a questi pensieri che emergono.

Respira profondamente in queste emozioni e fonditi coll respiro e senti come essere sono vita che assume diverse forme e resta in questo flusso, in questo silenzio.

Da qui permetti all'anima di comunicare con te, tieni questo canale aperto, ti parlerà in un sogno, in un richiamo improvviso, in una frase letta per caso.

Respira e segui quel richiamo.

Ora fermati e fai una invocazioni, chiedi con forza e con fede, alla tua anima di guidarti al tuo traguardo, non chiderti mai come, il come arriva da lei, tu chiarisci cosa, qual'è il desiderio della anima, onoralo, perché è la fonte primaria che tutto genera che l'ha messo in te, in esso c'è la saggezza divina, c'è la tua luce.

Nella mente della fonte primaria, esiste già, devi solo non ostacolarlo, permettere che arrivi fino a te.

Respira apriti, sentilo vivo in te, sentiti li, diventa la persona che vive e genera il mondo definito da quel sogno.

Nel momento in cui ti fondi ad esso, le forze contrarie della mente non esistono più perché non avendo dato loro energia e attenzione, non hanno più consistenza.

Tu sei salit* ad un altro livello.

Stai lì e stabiliza la tua coscienza in quella frequenza.

Fai diventare questa frequenza simbolo, cosa ti può riportare immediatamente nella coscienza, alla consapevolezza che tu sei la creatrice/creatore di quel sogno, che sei chiamato a dargli vita e sei qui per dargli vita?

Porta con te un'immagine un simbolo che riporta la tua consapevoelzza lì, che ti pone in questo stato emotivo e trova il modo di farlo diventare un oggetto materiale, potrebbe essere un disegno (non so la scarpina di Cenerentola ti fa sovvenire questo stato? un oggetto/immagine che hai trovato nel tuo sogno?) quello che per te è strumento di risveglio.

Questo è l'oggetto di potere.

Tienilo con te e quando necessiti di riconnerti a tutto questo, immediatamente contattalo, tienilo in mano, portalo al cuore e ti troverai in questo stato di coscienza, che ricorda di essere il creatore del suo sogno, l'unico sognatore che può creare quel mondo.